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  marcoesposito [ il blog di Marco Esposito ]
         


7 agosto 2009

Berlusconi, La Roma e Genova

Dopo qualche giorno di ferie passato a Roma a sistemare un po' di cose che non si riesce mai a sistemare durante l'anno, finalmente si parte, e si torna ad aggiornare il blog.

Volevo dirvi due tre cose prima di darci appuntamento a tra qualche giorno.

La prima riflessione riguarda la Roma, Berlusconi e la nostra informazione. La verità è che ormai, pian piano, chi manovra certi ingranaggi è in grado di farci accettare tutto. Dalla cessione di Aquilani (con mezza tifoseria contenta invece di essere in piazza a protestare) all'ennesimo editto bulgaro di Berlusconi. Con il tempo e con la compiacenza di certa informazione si è in grado di far accettare ai cittadini praticamente ogni cosa. E se quando due legislature fa i girotondi assediavano il parlamento mentre veniva approvato il lodo "maccanico" per l'impunità delle più alte cariche dello stato, qualche mese fa a protestare contro il Lodo Alfano c'erano solo i seguaci di Di Pietro.

Siamo un paes in declino, finanziario, culturale, economico e morale. E una parte della colpa è dell'informazione, spesso troppo poco coraggiosa.

Con una tecnica comunicativa simile, silenziosa ma costante, l'attuale società che controlla l'As Roma è riuscita a far passare come affare la cessione di uno dei migliori talenti italiani, un 25enne cresciuto nel suo viviaio, e - fino a poco tempo fa - dichiarato incedibile.

Noi ci sente da Genova tra una quindicina di gioni, perché da lì il 22 agosto avrà inizio la Festa Democratica Nazionale. E se vi va, visto che tra un po' le notizie on line saranno a pagamento, la commenteremo insieme.

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18 novembre 2007

L'ordine pubblico in italia: se ne può discutere?

Mercoledì è stato il giorno dei funerali di Gabriele Sandri alla Balduina. La sua morte è un qualcosa di inaccettabile, che per certi versi poco ha a che fare con il mondo del calcio. Invece è molto vicino al calcio tutto quello che è successo dopo la morte di Gabriele Sandri: i fatti di Bergamo, soprattutto quelli di Roma.

Da più di qualche anno le curve sono in lotta, anzi, in guerra contro la polizia, quindi contro una parte dello stato italiano. In questo quadro deve essere vista la guerriglia che si è scatenata domenica sera a Roma, e la scelta di non intervenire fatta da Manganelli. Morto un tifoso, il mondo ultrà pretendeva che il mondo del calcio si fermasse. Esattamente come era avvenuto quando è stato ucciso il povero ispettore Raciti. Il mondo ultrà voleva che il poliziotto che ha sparato a Gabriele, anzi, che tutta la polizia, fosse mediaticamente processata, così come avvenuto al mondo ultrà dopo la morte dell’ispettore Raciti. La polizia, sapendo di aver sbagliato, ha scelto di non reagire.

La pessima gestione della comunicazione, i patetici tentativi di nascondere ciò che era ovvio, cosa confessata anche da Amato l’altro giorno in Parlamento, ha contribuito a far salire la rabbia del mondo ultrà.

Tutti gli ultrà di Italia si sono uniti, domenica scorsa, contro il nemico comune: la polizia, dunque contro una parte dello stato. Vero è, infatti, che il calcio, la curva, il tifo è divenuto l’unica vera valvola di sfogo del cosiddetto “mondo antagonista”. I movimenti giovanili antagonisti, che in altri paesi si manifestano in altri campi, e che anche in Italia fino a pochi anni fa si manifestavano soprattutto nel mondo della politica, si manifestano - oggi - unicamente nel mondo del calcio. Perché il mondo del calcio? Perché nello stadio, in curva in particolare, da sempre non c’è controllo. Lo stadio è un territorio occupato, dove non valgono le regole dello stato italiano, ma dove valgono altre regole, quelle del mondo del tifo organizzato. Lo stato ha scelto di gestire l’ordine negli stadi anche in questo modo.

Veniamo ora alla gestione dell’ordine pubblico in Italia. C’è una parte della polizia italiana che interpreta il suo ruolo al di là della ragionevolezza. C’è una parte della polizia che si sente in guerra con questo mondo antagonista. E in guerra sei autorizzato a fare cose che in altri tempi e in altri ambiti non puoi fare. Dal g8 di Genova, ultima manifestazione extra calcistica del mondo antagonista, questa guerra si è ulteriormente incattivita, con le forze dell’ordine più volte protagoniste di fatti che non possono non alimentare un riflessione e un dubbio.

Il G8 di Genova – con i fatti di Bolzaneto e l’irruzione alla Diaz – la morte di Federico Aldrovandi, che potrebbe essere stata causata dall’intervento della polizia a Ferrara, la morte di Gabriele Sandri. Con i primi due episodi ancor più inquietanti per il tentativo delle forze dell’ordine di sviare le indagini, è giusto chiederci se la responsabilità di tutti questi episodi ricada in una sbagliata organizzazione delle forze di polizia italiane? E soprattutto, perchè, il poliziotto che sbaglia, che si sente Rambo, non viene mai punito? ( e non mi riferisco certo a Placanica)
Si può aprire una discussione su un argomento di questo genere, o un tabù troppo grande per noi?

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