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Il ministro Giulio Tremonti e il mito del posto fisso ( e porca puttana)

"Caro Fantozzi, ci siamo sbagliati".

Ecco. Più o meno il trentenne italiano si sente così. Un po' preso per il culo. Sono almeno quindici anni che ci fanno una capoccia così (limortacci loro!) con la flessibilità e con "il mito del posto fisso che dobbiamo rimuovere dal nostro immaginario"

Quante? Quante volte vi siete sentiti dire questa frase: dimentica il posto fisso. Nella tua vita dovrai cambiare lavoro spesso, cambierai tanti lavori e tanti posti di lavoro. Ti devi preparare, studiare più cose, in più campi, devi essere flessibile.

Ebbene no. Si erano sbagliati. Solo che a noi lo hanno detto solo adesso. Dopo che ci eravamo resi flessibili fino ai 180 gradi. Oggi il ministro dell'economia, di quello che dovrebbe essere un governo di destra, un governo molto orgoglioso della sua Legge30, se ne è uscito con la seguente frase: "Ora credo nel posto fisso"

Mi stropiccio gli occhi e rileggo: c'è scritto proprio così; è la svolta di Tremonti (già da qualche anno antiglobal). Ma io dico. Vedi se non mi devo incazzare.

Una vita a farci una capoccia così su quanto siamo retrogradi che vogliamo il posto fisso; roba da matusa; roba che neanche i nostri padri riuscirebbero più a partorire cazzate del genere. Solo noi bamboccioni pensiamo al posto fisso.

E noi anche nei discorsi tra amici: "Andrè la devi fa finita di pensare al posto fisso, non esiste più. Sei antico. Ora sei imprenditore di te stesso, cambi lavoro spesso, devi essere dinamico. Devi aggiornarti, prepararti, non limitarti a fare bene il tuo lavoro. Ti devi preparare a fare bene anche altri lavori. Quali? E che ne so, tu preparati.

E poi un bel giorno, arriva Tremonti, tomo tomo, cacchio cacchio, a dirci: "Scusate, ci eravamo sbagliati. La flessibilità è un po' da coglioni".

E chi sa perché ma un po' coglioni ci sentiamo veramente.

Pubblicato il 20/10/2009 alle 0.22 nella rubrica Diario.

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